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Dettaglio illustrativo della guancia e della mandibola durante la palpazione del massetere, senza volto completo

Tossina botulinica nel massetere: estetica, bruxismo e funzione

Autore: Dott. Marco Rizzetto Stubel – Odontoiatra e Medico Estetico

Pubblicato il · Aggiornato il

Quando un trattamento estetico incontra l’odontoiatria: perché prima di modificare la jawline bisogna capire come funziona il muscolo.

Negli ultimi anni il trattamento del massetere con tossina botulinica è diventato sempre più popolare. Sui social viene spesso presentato come un modo semplice per assottigliare il viso, rendere la mandibola meno squadrata o addirittura “curare il bruxismo”.

La realtà, come spesso accade in medicina, è più interessante e soprattutto più complessa.

Il massetere non è soltanto un elemento che determina la forma del terzo inferiore del volto: è uno dei principali muscoli della masticazione. Intervenire sulla sua attività significa quindi lavorare contemporaneamente su estetica, funzione e salute orale.

Ed è proprio qui che medicina estetica e odontoiatria si incontrano.

Perché il massetere può modificare la forma del viso?

In alcune persone il muscolo massetere è particolarmente sviluppato. Questa condizione, chiamata ipertrofia masseterina, può contribuire a creare un volto più largo o squadrato nella sua parte inferiore.

Naturalmente la forma del viso non dipende solo dal muscolo: entrano in gioco struttura ossea, tessuto adiposo, cute e proporzioni anatomiche individuali.

Quando però la componente muscolare è importante, ridurre temporaneamente l’attività del massetere mediante tossina botulinica può determinare progressivamente una diminuzione della sua prominenza.

Una recente revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026, che ha analizzato cinque studi randomizzati controllati per un totale di 536 partecipanti, ha riscontrato un miglioramento a breve termine della prominenza e dello spessore del massetere rispetto al placebo. Gli autori sottolineano però che gli studi disponibili sono ancora eterogenei e non consentono di definire un protocollo universale valido per tutti.

Questo significa una cosa molto semplice: il trattamento può funzionare, ma deve essere indicato correttamente e personalizzato sull’anatomia del paziente.

Massetere importante significa necessariamente bruxismo?

No.

È uno degli equivoci più frequenti.

Il bruxismo oggi viene considerato principalmente un’attività dei muscoli masticatori che può manifestarsi durante il sonno oppure durante la veglia. Il consenso scientifico distingue infatti sleep bruxism e awake bruxism, due fenomeni che non sono necessariamente sovrapponibili e che richiedono una valutazione specifica.

Stringere i denti mentre si lavora al computer, mantenere inconsapevolmente la mandibola in tensione durante la giornata e digrignare i denti durante il sonno non sono quindi esattamente la stessa cosa.

E soprattutto, un massetere voluminoso non rappresenta automaticamente una diagnosi di bruxismo.

Per questo osservare semplicemente la forma del volto e proporre un’iniezione rischia di essere una semplificazione eccessiva.

La tossina botulinica “cura” il bruxismo?

Qui la distinzione diventa ancora più importante.

La tossina botulinica riduce temporaneamente la capacità di contrazione del muscolo trattato. Per questo può diminuire la forza sviluppata dal massetere e, in alcuni pazienti selezionati, può contribuire alla riduzione di sintomi come dolore o eccessiva attività muscolare.

Ma questo non significa necessariamente eliminare il fenomeno che sta alla base del bruxismo.

Un’ampia revisione pubblicata nel 2025 ha analizzato 14 revisioni sistematiche sull’impiego della tossina botulinica nel bruxismo. Molti studi riportavano riduzione del dolore, degli episodi di bruxismo o della forza del morso. Tuttavia, la qualità metodologica delle revisioni disponibili è risultata generalmente bassa o molto bassa, tanto che gli autori invitano a non trarre conclusioni definitive sull’efficacia del trattamento.

In altre parole: esiste un potenziale terapeutico, ma non possiamo trasformare un trattamento muscolare in una risposta universale al bruxismo.

Prima la diagnosi, poi il trattamento

Questo è probabilmente il passaggio più importante.

Quando un paziente presenta tensione mandibolare, dolore muscolare, usura dentale o una marcata ipertrofia del massetere, la domanda non dovrebbe essere immediatamente:

“Quanta tossina utilizziamo?”

La prima domanda dovrebbe essere:

“Perché questo muscolo sta lavorando così?”

Una valutazione corretta può comprendere l’esame dei muscoli masticatori e dell’articolazione temporo-mandibolare, lo stato dei denti, eventuali segni di sovraccarico e, quando necessario, l’approfondimento delle abitudini diurne, del sonno e di altri possibili fattori associati.

La ricerca più recente sta andando proprio in questa direzione: valutare il bruxismo in modo multidimensionale e non soltanto attraverso ciò che il paziente riferisce o attraverso l’osservazione dell’usura dentale. Anche in Italia è stato recentemente validato il Standardised Tool for the Assessment of Bruxism (STAB), nato proprio per rendere la valutazione più strutturata.

E cosa sappiamo degli effetti nel lungo periodo?

È un altro punto sul quale è meglio evitare certezze premature.

Ridurre ripetutamente l’attività di un muscolo significa modificarne temporaneamente anche gli stimoli funzionali. Per questo la ricerca sta studiando non soltanto l’effetto estetico, ma anche le possibili conseguenze sul sistema masticatorio.

Una revisione sistematica sugli effetti della tossina botulinica nei muscoli masticatori e sull’osso mandibolare non ha individuato un quadro univoco di riassorbimento osseo negli esseri umani; gli autori sottolineano però che i dati disponibili sono ancora limitati e che il significato clinico di alcune modificazioni osservate resta incerto.

Anche una revisione del 2026 dedicata ai disturbi masticatori evidenzia come rimangano aperte diverse domande sugli effetti a lungo termine, sugli adattamenti neuromuscolari e sulle possibili conseguenze funzionali dei trattamenti ripetuti.

Non significa che il trattamento sia da evitare.

Significa esattamente il contrario di ciò che spesso accade sui social: deve essere utilizzato quando esiste un’indicazione precisa e con una strategia conservativa e personalizzata.

Estetica e funzione non dovrebbero essere separate

Il trattamento del massetere rappresenta bene l’evoluzione della medicina estetica moderna.

Non basta modificare una forma.

Bisogna capire l’anatomia che la produce.

Un volto più armonico non dovrebbe essere ottenuto sacrificando inutilmente la funzione, così come un problema funzionale non dovrebbe essere trasformato automaticamente in un trattamento estetico.

Il punto di incontro tra odontoiatria e medicina estetica è proprio questo: osservare denti, muscoli, articolazioni, proporzioni del volto e qualità dei tessuti come parti dello stesso sistema.

È un approccio meno spettacolare di una trasformazione “prima e dopo”, ma molto più vicino alla medicina.

Il vero obiettivo? Preservare

La tendenza più interessante della medicina estetica contemporanea non dovrebbe essere quella di fare sempre di più.

Dovrebbe essere quella di intervenire meglio e solo quando serve.

Prevenire l’usura dentale, riconoscere un sovraccarico muscolare, mantenere una buona funzione masticatoria e rispettare le proporzioni naturali del volto fanno parte dello stesso percorso di salute.

Perché un risultato naturale non è semplicemente un risultato che “non si vede”.

È un risultato che rispetta anatomia, funzione e tempo.

Dr. Marco Rizzetto Stubel
Odontoiatria e Medicina Estetica

Fonti e approfondimenti scientifici