Un sorriso più bianco è una delle richieste estetiche più frequenti, ma sullo sbiancamento dentale esiste ancora molta confusione.
Prima di tutto bisogna distinguere tra pulizia professionale e sbiancamento.
Pulizia e sbiancamento: le differenze
L’igiene orale rimuove placca, tartaro e pigmentazioni esterne. Lo sbiancamento, invece, utilizza sostanze specifiche per modificare il colore dei denti naturali.
I prodotti professionali si basano principalmente su perossidi, utilizzati con concentrazioni e protocolli differenti a seconda del caso.
Il risultato non è uguale per tutti.
Colore iniziale, età, struttura dello smalto e della dentina, restauri presenti, abitudini come fumo, caffè o tè e cause della discromia possono influenzare la risposta.
Risultati e sensibilità dentale
Un punto importante è che corone, faccette e otturazioni non cambiano colore come il dente naturale. Per questo lo sbiancamento deve essere pianificato considerando eventuali restauri esistenti o futuri.
La sensibilità dentale è l’effetto collaterale più frequente ed è generalmente temporanea, ma concentrazioni elevate o utilizzi impropri possono aumentare irritazione gengivale e discomfort.
Rimedi fai da te e valutazione odontoiatrica
Particolare attenzione va posta ai rimedi “fai da te” molto abrasivi o acidi. Bicarbonato utilizzato in modo scorretto, carbone abrasivo, limone o altre sostanze acide possono non sbiancare realmente il dente e, nel tempo, danneggiare la superficie dello smalto.
Un dente più consumato non è un dente più bianco.
Prima di qualsiasi sbiancamento è quindi utile una valutazione odontoiatrica: carie, infiltrazioni, recessioni gengivali e sensibilità devono essere identificate prima del trattamento.
Lo sbiancamento può essere efficace e sicuro quando è indicato correttamente. Il problema non è voler migliorare il colore dei denti: è farlo senza sapere cosa stiamo realmente utilizzando e su quale situazione clinica.
Dr. Marco Rizzetto Stubel Odontoiatria e Medicina Estetica